Cosa mi ha lasciato il Canada

C’è qualcosa al di là dell’Atlantico che mi mette le ali al cuore: non so spiegare bene perché, ma quando volo via dall’Europa e metto piede in un nuovo paese, uno di quelli visti soltanto nei film, io mi sento completamente a mio agio, come se avessi vissuto lì per sempre, come se fosse lì ad aspettare proprio me. Oggi vi parlo della mia avventura canadese, ma in un modo un po’ diverso dal solito: un po’ perché il mio piccolo tour è stato abbastanza serrato e privo di tempo libero, e quindi non ho molti consigli da dare, un po’ perché ho voglia di raccontare cosa è stato per me questo breve viaggio.

Le Cascate del Niagara viste dal lato canadese

E’ stata una settimana molto intensa: io in realtà sono partita principalmente per un tour di concerti di musica barocca, a cui poi sono state agganciate diverse visite turistiche (e una breve fuga fuori programma!). Toronto è una città verticale, passeggiare tra le sue strade in mezzo ai palazzi è stato assolutamente naturale e accogliente: mi ha ricordato un po’ New York, con i suoi grattacieli, alcuni edifici ottocenteschi e perfino una zona che sembrava la replica di Times Square, c’era perfino la stessa chitarra rotante fuori dall’Hard Rock Cafe! Avrei tanto voluto salire sulla CN Tower ma purtroppo non ne abbiamo avuto il tempo, e ci siamo limitati a girarle intorno in auto, per scattarle qualche foto.

A metà settimana ci siamo spostati verso Ottawa, la capitale: abbiamo percorso 449 km in auto, sotto una pioggia infinita. Il viaggio è stato lungo e faticoso ma mi ha dato la possibilità di vedere un po’ del vero Canada, tra alberi che stanno tornando verdi, spazi immensi, e catene di caffetterie come Tim Horntons a ogni angolo! E lo ammetto, un po’ per il caffè, un po’ per il wifi, ci hanno davvero salvato. La visita a Ottawa è stata davvero lunga, ci ha occupato l’intera giornata, ma io comunque ne sono rimasta piacevolmente colpita: è molto europea, una capitale dall’architettura classica con edifici imponenti, come quello che ospita il parlamento. Ci sono anche un paio di punti panoramici molto belli, tutti con vista sul fiume. Il penultimo giorno lo abbiamo dedicato alle cascate del Niagara e ai paesini nei dintorni: qui siamo proprio al confine con gli Stati Uniti, e pensare che dall’altra parte del fiume c’è uno dei luoghi a cui sono più legata mi ha davvero emozionata. Se avessi voluto avrei persino potuto attraversare il confine, dato che nelle mie tasche c’è ancora il visto turistico!

Se devo dire la verità, non nutrivo particolari aspettative su questo viaggio. Ero emozionata perché questa è stata la mia prima trasferta canora, ma non mi aspettavo di restare così affascinata dal Canada, non mi aspettavo di sentirmi di nuovo come mi sono sentita negli Stati Uniti. Non pensavo che in una settimana avrei potuto dimenticarmi completamente dei pensieri pesanti che invece mi accompagnano nella mia vita quotidiana, non pensavo che, insieme a persone più o meno conosciute, sarei riuscita davvero a liberarmi un po’ la mente e il cuore. E invece, proprio come dicevo all’inizio di questo post, c’è qualcosa, in questa parte del mondo, che rende tutto così semplice e naturale. Il Canada mi ha ricordato che sono capace di essere coraggiosa, di vivere i miei sentimenti fino in fondo, di essere me stessa e superare la timidezza, cercando di trovare una connessione con ognuno dei miei compagni di viaggio. So che tanti pensano che anche nel posto in cui vivo potrebbe essere tutto così, e da un lato è vero: dall’altro, però, qui ci sono ancora cose che per me sono pesanti e non mi permettono di sentirmi libera e, come mi piace pensare, “perfettamente perfetta”, una ragazza che ha ricominciato a sognare e che si sente nel posto giusto al momento giusto. Ho portato a casa qualcosa di prezioso: la fiducia nelle mie capacità e un promemoria del fatto che io non sia del tutto parte della tappezzeria. E’ stato bello? Sì, tanto, soprattutto perché, come la maggior parte degli eventi che mi accendono, è stato totalmente inaspettato.