Di compromessi e di dialoghi

L’immagine che ho scelto per questo post è forse leggermente ambigua, se non ricordate Il Re Leone: quello è proprio Simba che finalmente riesce a comunicare con lo spirito di suo padre, dopo tanto peregrinare. E Mufasa che fa? Anziché spargere amore, sgrida suo figlio; di più, lo ammonisce con un “Ricordati chi sei” che lì per lì lo lascia spiazzato, ma poi riesce a spronarlo fino a farlo correre al suo vero posto nel mondo.

Un ammonimento che sento di dover fare mio, ma per motivi esattamente opposti a quelli del film: io non sono triste, o dispersa, non sono fuggita in mezzo alla savana senza sapere cosa fare. Io sono felice, ma guardandomi indietro un po’ m’assale la paura di chiudere di nuovo gli occhi e dimenticarmi chi sono, di farmi vincere dall’abitudine e dalla pigrizia, di credere che in fondo i miei sogni siano sostituibili da quelli di qualcun altro. Ci ho messo così tanto tempo, certamente più del dovuto, per rendermi conto di cosa avessi sbagliato, che adesso è come se avessi un post-it fluorescente appeso nel mio cervello, nella stanza principale, in bella vista, insomma.

Ho imparato che non serve a niente scendere a compromessi con se stessi. Si può contrattare su dove uscire a cena, su quale film vedere al cinema, sulla canzone da ascoltare in auto, ma non si può chiedere al proprio cuore di fare un passo indietro quando dovrebbe essere il protagonista (o uno dei protagonisti) della storia. Meglio: è possibile mettersi da parte, ma il prezzo da pagare per questa strada smarrita è davvero alto. Perché lo si paga fino in fondo, fino ad ogni lacrima, ad ogni parola, fino ad arrivare a stupirsi della ritrovata, nuova normalità.

Non voglio essere triste mentre scrivo, e questo post è tutto tranne che piagnucoloso. E’ solo un post-it fluorescente che ricordi chi siamo. Che anche (e soprattutto) quando la vita va sui binari giusti non dobbiamo dimenticarci dei nostri sogni e del nostro cuore, ma anzi, che dovrebbero proprio essere i momenti di serenità a dare nuovo slancio alle speranze. Come a dire: “Se sei arrivato fin qui non puoi che volare ancora più in alto“.

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