Calamite in libreria: la mia recensione di L’orologiaio di Filigree Street

I pericoli delle librerie sono molteplici, e non parlo del fatto che potrebbe disgraziatamente cadervi addosso uno scaffale e seppellirvi tra pagine e polvere. No, intendo più quei libri dalle copertine meravigliose, riccamente decorati e che vi fanno pensare che al loro interno sia scritta una storia avvincente. Comprate il libro (che non è neppure economico), tornate a casa a leggerlo e scoprite dopo poche pagine che in realtà il nuovo romanzo è piuttosto deludente. Ecco, mi è successo così con L’Orologiaio di Filigree Street.

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La Musa e il ritorno di Jessie Burton

Vi ricordate di Il Miniaturista? E’ stata una delle prime libro-recensioni che ho scritto qui sul blog: un romanzo letto in lingua originale, comprato principalmente perché la copertina mi piaceva tantissimo, e su cui avevo avuto pareri contrastanti. Con La Musa Jessie Burton è tornata nella mia libreria, ancora una volta in lingua inglese: ero stanca di aspettare la sua uscita in italiano, così ho deciso di buttarmi di nuovo con la lettura in originale.

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Fotografie e numeri: è Il Suono del Mondo a Memoria

Non sono una grande lettrice di fumetti, preferisco di gran lunga i libri: neanche da piccola mi ha mai turbato l’assenza di figure nei libri, per me era un elemento paratestuale assolutamente indifferente. Per questo motivo neppure le graphic novel, romanzi a fumetti un po’ corposi, hanno mai attirato la mia curiosità. Questo, ovviamente, finché non sono diventati di moda e comparsi ovunque, e soprattutto finché non è arrivato Il Suono del Mondo a Memoria.

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Dai libri ai social network: nuova vita alla poesia

In queste settimane di reclusione forzata a causa della sessione d’esami invernale sono state ben poche le pagine di libri lette per esclusivo piacere: la rilettura dell’intera saga di Harry Potter è ormai appuntamento consueto nel periodo natalizio, e purtroppo ho dovuto fermarmi qui. Ho scoperto sui social network, però, qualcosa di interessante che ha portato un po’ di poesia (è proprio il caso di dirlo) nella mia vita di studentessa senza romanzi.

Da un po’ di tempo infatti ho iniziato a seguire e apprezzare su Instagram alcuni profili dedicati esclusivamente alla poesia: si tratta di versi semplici, un po’ malinconici, e che tuttavia sono riusciti a conquistarmi. In principio c’è stato il Movimento per l’Emancipazione della Poesia (di cui anche il mio amico Ivan ha parlato, qui): un’invasione silenziosa di fogli sui muri di diverse città italiane, tutti uniti da un unico filo conduttore. Ogni pezzo di carta infatti porta con sé una poesia, e il fatto stesso che sia su carta, all’aperto, ne evidenzia la labilità, alla mercé di nonnette in preda a raptus di pulizia o dei più banali eventi atmosferici. Vicino alla mia università era comparsa una poesia targata #MEP, ma purtroppo il tempo ha fatto il suo corso e non è più leggibile: io comunque continuo ad aguzzare lo sguardo e a cercarne altre per Milano!

Dopo il #MEP sono arrivati altri poeti a popolare la mia home su Instagram: i miei preferiti sono due abbastanza diversi tra loro, ma che apprezzo con eguale piacere. Il primo è Diapostrofo, autore bergamasco che ha già all’attivo una pubblicazione e che condivide le fotografie delle sue brevi liriche. Come fa? Con inchiostro e timbri stampa le sue parole su fogli di carta, in uno stile pungente ma adorabile.

Poeta Sconfitto, invece, racconta una storia più malinconica, più pregna di sofferenza amorosa, come ogni poeta che si rispetti. Le sue parole sono impresse bianco su nero, quasi a rappresentare un puntino di luce nell’oscurità di un cuore ammalato, una piccola luca che può arrivare solo dal sollievo della scrittura. Nonostante l’apparente negatività a me piace molto, e salvo spesso i suoi post per non perdermeli!

Fino alla fine del liceo mi sono sempre interessata poco di poesia, ritenendola troppo distante da me e dal mio modo di essere, troppo complessa per essere capita e forse pure un po’ noiosa. Probabilmente mi ero sempre approcciata agli autori sbagliati, a chi non racconta nulla che io possa comprendere, o forse, semplicemente, le proposte che ho ricevuto erano mediocri. Oltre a questo nuovo modo di fruizione lirica, tanti nuovi libri di poesia sono entrati nei miei scaffali: tra i più famosi c’è sicuramente il lavoro di Rupi Kaur, poetessa che si è fatta conoscere proprio grazie ad Instagram e ha poi pubblicato un libro cartaceo. Un altro segno che basta poco per raccontare una buona storia.

Nel Bianco con Ken Follett

Stavo cercando di risparmiare qualche soldino in vista delle feste, poi mi è capitato sotto il naso qualcuno che parlava di un romanzo. Anzi un thriller, di quelli che ultimamente sto leggendo sempre più spesso, e per di più un thriller ambientato sotto la neve, in Scozia, durante il periodo natalizio. E così, questo romanzo di Ken Follett è magicamente scivolato nel mio carrello di Amazon e, ovviamente, una volta arrivato l’ho letto tutto d’un fiato.

Nel bianco è per l’appunto ambientato in Scozia, in una zona non ben precisata ma non molto lontana da Glasgow. Toni Gallo è la responsabile della sicurezza di un importante centro di ricerche mediche, che al suo interno vanta un laboratorio, teatro di elaborazione di nuove cure a virus più o meno letali. Dopo una vita passata in polizia e una cocente delusione d’amore, Toni dà il meglio di sé nel suo nuovo lavoro, anche per compiacere il suo nuovo capo, per cui prova un sentimento molto forte. Purtroppo per lei, sotto Natale un operaio ruba una cavia da laboratorio e finisce per morire, infettato da un potente virus; poco tempo dopo, alcuni ladri rubano l’intera scorta di virus contenuta nel laboratorio, minacciando una grave epidemia. Tra i cumuli di neve e la famiglia del magnate farmacologico, Toni non passerà certo un felice Natale..

Non leggevo un libro di Ken Follett dal liceo, quando, sotto consiglio della mia amica Alice, ho divorato I Pilastri della Terra e Mondo senza fine, due romanzi storici massicci e coinvolgenti. Di questi due tomi ricordavo l’intreccio di vicende e una moltitudine di personaggi apparentemente distanti, che finiscono però per interagire tra di loro: quando ho iniziato Nel bianco, proprio nelle prime pagine tutto questo mi sembrava assente, quindi ho creduto che, visto il cambio di genere, avrei letto un Follett diverso. Niente di più sbagliato: tempo qualche capitolo e la solita scrittura è tornata a farsi strada: descrizioni minuziose, personaggi di ogni tipo, dai vecchi ai giovanissimi, ciascuno indagato in ogni sua sfaccettatura. Per me è stato un apprezzato ritorno al passato!

La vicenda è scorrevole e non particolarmente complicata: la sequenza delle azioni è davvero coinvolgente pur nella sua semplicità e chiarezza, non c’è alcun mistero da risolvere, solo una situazione difficile da affrontare, che capitolo dopo capitolo si complica sempre di più. Nel crescendo di tensione mi è stato davvero difficile lasciare da parte la lettura e dedicarmi a studio e lavoro, tant’è che, se non fosse stato per gli impegni, probabilmente avrei terminato il romanzo in un pomeriggio, e non in tre giorni come invece è successo. L’unica nota negativa è il finale: mi è sembrato affrettato, risolto in poche pagine, e anche abbastanza banale. Avrei preferito esplorare di più il futuro dei protagonisti, e non vederlo ridotto a una breve facciata descrittiva e abbastanza asettica. Per fare questo, però, sarebbe dovuto diventare un romanzo molto più lungo, e non credo fosse l’intento dell’autore.