Netflix amico del cuore: i miei quattro titoli del momento

Probabilmente se avessi sottoscritto un abbonamento a Netflix prima di quanto ho fatto (novembre, credo) non mi sarei laureata in fretta: tutto è confermato dal fatto che al momento sto studiando ben poco e mi sto invece dedicando con piacere a rewatch di serie che ho amato e alla scoperta di nuove perle sullo sterminato catalogo del servizio on demand. Visto che le vacanze pasquali sono alle porte e non tutti hanno voglia di intrattenere rapporti sociali, vi propongo i miei quattro titoli del momento su Netflix: seguo diverse serie quindi magari con alcune sono leggermente in ritardo sui tempi, ma almeno in questi consigli non troverete polpettoni visti e rivisti!

The Crown

Questo è stato il primo titolo che ho consumato (sì, è proprio il termine giusto) non appena ho aperto il mio account: ne avevo sentito parlare moltissimo ed ero veramente curiosa di avvicinarmi alla famiglia reale inglese, nonostante io non sia una fan della regina Elisabetta, anzi diciamo proprio che non la sopporto. La serie tv invece mi è piaciuta veramente tanto: non ho cambiato opinione sulla regina, ma ho amato il personaggio di Margareth. Dalla prossima stagione, la terza, gli attori che interpretano i protagonisti cambieranno, per rendere ancora più realistico l’invecchiamento. Io non vedo l’ora che sia rilasciata su Netflix!

Collateral

Collateral è una delle ultime aggiunte alla mia lista su Netflix: si tratta di una miniserie thriller ambientata a Londra. La protagonista è una detective interpretata da Carey Mulligan, che si trova a indagare sulla morte improvvisa di un fattorino della pizza, ucciso proprio all’uscita della casa in cui ha recapitato la sua ultima consegna. Non l’ho ancora terminata, ma mi è piaciuta subito perché è assolutamente realistica; mi piace anche come i diversi personaggi, apparentemente senza legami tra loro, siano invece tutti collegati da qualcosa.

La casa di carta

Forse questo è uno dei titoli più chiacchierati del momento: La casa di carta è una produzione spagnola, e su Netflix è da poco uscita la seconda parte della prima stagione, un’operazione solo del mercato italiano. La serie infatti è uscita in originale con episodi molto più lunghi, che in Italia sono stati divisi in due. Quando ho visto il primo episodio sono stata subito entusiasta: finalmente uno show in cui succede qualcosa, senza eccessivi monologhi o, al contrario, scene mute con personaggi che fissano il soffitto mentre fumano una sigaretta! Ho trovato geniale anche l’assegnazione dei nomi ai diversi componenti della banda: la serie infatti racconta di come un gruppo di criminali, guidati dal misterioso Professore, compie una rapina alla zecca di stato spagnola.

Seven seconds

Questo è il mio show del momento, e proprio non capisco perché non ne abbia ancora sentito parlare: l’ho trovata per caso su Netflix, e l’ho aggiunta dopo aver visto chiaramente la Statua della Libertà nell’icona del telefilm. Chi mi conosce infatti sa che qualunque libro o film o serie tv mi riporti a New York è dame immediatamente divorato: Seven Seconds non è ambientato esattamente in città, ma dall’altra parte del fiume, nella grigia Jersey City, dove un quindicenne afroamericano resta vittima di un incidente e una cocciuta procuratrice cerca di scoprire la verità. Non ho ancora terminato neanche questo show, ma continuo a vederne una puntata dietro l’altra, e più lo guardo più mi piace. Sono anche molto soddisfatta di aver scoperto un prodotto nuovo e bello prima che fosse sdoganato!

Fino All’Osso: ne avevamo davvero bisogno?

Non appena ho sentito parlare di questo film, vedendo le prime immagini promozionali, ho capito che avrei voluto vederlo. Mi sembrava una vicenda interessante, ovviamente drammatica, ma con qualcosa da insegnare. Dopo avere finalmente visto Fino All’Osso, però, non sono rimasta totalmente convinta.

Il film, disponibile su Netflix, racconta la storia di Ellen, una giovane che soffre di anoressia sin dall’adolescenza, interpretata da Lily Collins: la seguiamo nel suo continuo entrare e uscire da istituti di cura, senza che la sua vita e la sua mentalità cambino realmente, senza una reale guarigione o aumento di peso costante. La protagonista vive a Los Angeles con la nuova compagna del padre e la loro figlia: il padre è solo menzionato, per tutta la durata della pellicola non si vedrà mai. La madre di Ellen, invece, vive in Arizona con la sua migliore amica, con la quale ha tradito il marito anni prima e gestisce un alloggio country in mezzo al deserto. Grazie all’insistenza della matrigna, riesce a entrare in terapia con il dottor Beckham (Keanu Reeves), che le impone il ricovero in una casa, insieme ad altri pazienti affetti da disturbi alimentari. Tra una conoscenza e l’altra Ellen, anche grazie alle regole della casa, decisamente non convenzionali, prende coscienza di se stessa ed è libera di vivere le sue scelte, fino a trovarsi veramente di fronte al bivio tra vita e morte.

Non sono riuscita a dare un giudizio trasparente a questo film: mi incuriosiva per il suo realismo, ma il finale aperto mi ha delusa. Questa vicenda non ha un inizio e una fine, ci troviamo semplicemente davanti a uno spaccato della vita di Ellen, senza conoscere totalmente la sua storia, se non qualche trascorso familiare, senza capire davvero che cosa l’ha portata a farsi del male in questo modo. Diverse volte chi le sta intorno accenna al fatto che alcuni suoi disegni postati in rete siano stati quasi un’ispirazione negativa per altri ragazzi, fino a condurre al suicidio una giovane ammiratrice della protagonista. Tanti piccoli elementi che avrebbero potuto arricchire il film non sono stati minimamente approfonditi, così come le personalità di tutti i pazienti della casa. Il mio personaggio preferito, anche se ahimé solo tratteggiato, è la sorellastra di Ellen, una delle poche persone che da subito esterna le sue preoccupazioni e cerca di parlare senza rancore, aprendo veramente il cuore alla sorella per mostrarle quanto davvero tenga a lei; anche la matrigna, seppur maldestra, dimostra di tenere davvero alla ragazza.

Il film sottolinea la necessità dei pazienti di sentirsi vivi per poter comprendere cosa stanno lasciando andare, quali aspetti della vita si stanno perdendo, e lo fa con la classica scena emozionante di qualunque pellicola statunitense, condita da una buona colonna sonora e ambientazioni raffinate. Un messaggio giusto, senza dubbio: nonostante questo penso che però come film avrebbe potuto trasmettere di più, mettere in ordine i fatti in modo da poter rintracciare un filo rosso in quanto accaduto alla protagonista. Mi ha un po’ delusa, lo ammetto, mi aspettavo qualcosa di più. Invece mi è sembrato solo un altro film qualunque, un lavoro fatto giusto purché se ne parli, senza entrare veramente nelle dinamiche di questa patologia: dopo aver sezionato le motivazioni per cui una ragazza si toglie la vita (con 13 Reasons Why), questo film, benché probabilmente dotato delle migliori intenzioni, non mi è sembrato degno di nota, ma anzi solo un racconto senza senso, senza uno scopo.